Museo Accorsi - Ometto di Torino
dal 17/10/25 al 15/2/26
Io buco; passa l'infinito di lì, passa la luce, non c'è bisogno di dipingere ... invece tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero io ho costruito, non distrutto.
Lucio Fontana
Il museo Accorsi-Ometto ci attira spesso sia per i suoi arredi settecenteschi sia per le proposte artistiche sempre all'altezza della sua fama e... non ci ha mai deluse..
La mostra “Da Fontana a Crippa a Tancredi” crea un clima di ricerca e sperimentazione, mostrando come lo Spazialismo non sia solo un movimento artistico, ma una filosofia del vedere, un tentativo di fondere arte, scienza e percezione in un unico gesto creativo.
Nel percorso espositivo, si coglie il dialogo continuo tra materia e luce, gesto e vuoto, intuizione e progetto: elementi che fanno dello Spazialismo una delle avanguardie più significative e attuali del Novecento. Sono presenti 24 artisti con circa 50 opere: da non perdere.
LUCIO FONTANA
(1899–1968)
Nato a Rosario di Santa Fe (Argentina) da genitori italiani, ed è uno dei protagonisti dell’arte del Novecento. Dopo aver studiato a Milano, fondò nel 1947 il Movimento Spaziale, teorizzato nel Manifesto dello Spazialismo. Le sue opere più celebri sono i “Tagli” e i “Buchi” su tela, in cui l’artista supera la pittura tradizionale per esplorare lo spazio reale e la luce come nuovi mezzi espressivi. Fontana è considerato un precursore dell’arte concettuale e ambientale.
Concetto spaziale, 1968
olio, lacerazioni di graffiti su tela rosa
Concetto spaziale, 1961
olio e tagli su tela, stesura dorata su campitura nera
Concetto spaziale n.115, 1957,
olio, tecnica mista e lustrini su tela
Concetto spaziale, 1954,
olio, tecnica mista e vetri su tela, fondo bianco
Concetto spaziale, 1958,
idropittura e graffiti su tela, rosso
Concetto spaziale, Attese, 1960,
idropittura su tela verde
Concetto spaziale, 1952
olio su tela
Concetto spaziale, 1949-50,
tela naturale, buchi
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Roberto Crippa
(1921–1972)
Nato a Monza, Roberto Crippa fu vicino al movimento spazialista di Fontana. Le sue opere iniziali mostrano influenze cubiste e surrealiste, ma negli anni ’50 sviluppò il proprio linguaggio con le celebri “Spirali”, vortici dinamici che rappresentano movimento ed energia. Oltre che pittore, fu scultore e pilota acrobatico. Morì prematuramente in un incidente aereo mentre si preparava a partecipava ai campionati mondiali di acrobazia aerea (aveva già avuto un grave incidente nel 1962).
Spirale, 1951
olio su tela
Composizione spaziale, 1953,
olio su tela
Spirali, 1951,
olio su tela
Spirali, 1952,
olio su tela
Concetto spaziale, 1951,
olio su tela
Totem rosso, 1957,
olio su tela
Tancredi Parmeggiani
(1927–1964)
Ho impiegato una forma molto semplice per controllare lo spazio:
il puntino.
Il punto è l'elemento geometrico meno misurabile che ci sia, ma il più immediato da ideare; un punto dà l'idea del vuoto da tutte le parti. Tancredi
Conosciuto semplicemente come Tancredi, nacque a Feltre (Belluno) e fu uno dei principali esponenti dell’astrazione lirica italiana. Dopo aver studiato all’Accademia di Venezia, entrò in contatto con Peggy Guggenheim, che lo sostenne e lo fece conoscere internazionalmente. Le sue tele sono caratterizzate da segni vibranti, punti e linee colorate che evocano energia e poesia. La sua carriera, intensa ma breve, si concluse tragicamente con un suicidio a soli 37 anni.
tecniche miste su cata intelata
La mostra non termina con questi tre maestri, continua con altri capolavori: ve ne segnaliamo alcuni
Aldo Bergolli, Senza titolo, 1956,
olio su tela
Cesare Peverelli, Senza titolo, 1955,
olio su tela
Beniamino Joppolo, Senza titolo, 1952,
acrilico su carta intelata
Vinicio Vianello, Senza titolo, 1950-51,
olio su carta intelata
Giuseppe Capogrossi, Superficie 141, 1955,
olio su tela
Virgilio Guidi, Cielo antico, 1953,
olio su tela

Approfondimento
il Movimento Spazialista
Il Movimento Spazialista nasce a Buenos Aires ma si sviluppa a Milano alla fine degli anni Quaranta, attorno alla figura di Lucio Fontana, artista di origini italo-argentine, e nasce ufficialmente con la pubblicazione del Manifesto dello Spazialismo (1947) e dei successivi Manifesti dello Spazialismo e Manifesto Bianco.
In un’epoca segnata dalla ricostruzione postbellica e dall’avvento delle nuove tecnologie, gli spazialisti sentono l’urgenza di superare i limiti tradizionali della pittura e della scultura per aprirsi a una nuova concezione dello spazio, inteso non solo come elemento fisico, ma come dimensione immateriale, energetica e luminosa.
Fontana, con i suoi celebri tagli e buchi sulla tela, non distrugge la superficie pittorica, ma la trascende: apre un varco verso l’infinito, trasformando il quadro in un luogo reale, attraversato dalla luce e dall’ombra. In questo gesto radicale, la pittura si fa esperienza spaziale e mentale, in sintonia con le scoperte scientifiche e l’immaginario del cosmo e della conquista dello spazio.
Accanto a Fontana, artisti come Roberto Crippa, Tancredi Parmeggiani, Cesare Peverelli, Gianni Dova e altri contribuiscono a declinare lo Spazialismo in modi diversi: Crippa esplora vortici e spirali di energia, simboli di un dinamismo interiore; Tancredi introduce una sensibilità lirica e cromatica avvicinando lo Spazialismo a una dimensione poetica e visionaria.























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