Museo del Grande Torino e della leggenda Granata
«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto "in trasferta".»
Indro Montanelli, dal Corriere della Sera del 7 maggio 1949
I nostri lettori sanno che non ci occupiamo di sport e in particolare di calcio, ma siamo attratte da ogni tipo di museo e, recentemente, ne abbiamo scoperto uno unico nel suo genere: il Museo del Grande Torino e della leggenda Granata. Questa è la sua storia. Pubblichiamo questo post in concomitanza con l'anniversario dello schianto di un aereo a Superga, una collina al confine di Torino, che trasportava una squadra di calcio di fama mondiale.
Era il 4 maggio 1949.
Ci sono squadre che vincono, e poi ci sono squadre che cambiano la storia.
Il Grande Torino appartiene senza dubbio alla seconda categoria: non solo una formazione dominante, ma un simbolo dell’Italia che cercava di rialzarsi dopo una guerra disastrosa, un mito sportivo e umano che ancora oggi commuove.
Sapevate che a Grugliasco, in provincia di Torino, vi è un museo dedicato al Grande Torino? Nemmeno noi... La scoperta è stata molto piacevole e tutto quello che vi raccontiamo in questo post lo abbiamo appreso da guide informatissime e appassionate che ci hanno coinvolto emotivamente nella storia umana e sportiva di questa squadra.
entrata nel parco storico che ospita villa Claretta
Alla fine del 1800 Torino era così affascinata dal nuovo sport inglese, il foot-ball, da veder nascere in città numerose squadre amatoriali.
Il Torino Football Club nasce il 3 dicembre 1906 presso la birreria Voigt (oggi bar Norman), dalla fusione tra il Torinese e un gruppo di dissidenti della Juventus guidati da Alfredo Dick. Prima dell’era Novo, il club visse anni pioneristici culminati con la vittoria del primo (poi revocato) e del secondo scudetto nel 1928, consolidandosi subito come una delle grandi realtà del calcio italiano. Il Grande Torino prende forma nei primi anni Quaranta sotto la guida del presidente Ferruccio Novo, un visionario che intuì come il calcio potesse diventare molto più di uno sport. Novo costruì la squadra pezzo dopo pezzo, puntando su giocatori tecnici, moderni e soprattutto intelligenti tatticamente.
Curiosità: Novo fu uno dei primi dirigenti italiani a studiare il calcio europeo, in particolare quello inglese, introducendo metodi di allenamento all’avanguardia per l’epoca.
Il cuore pulsante della squadra era Valentino Mazzola, (padre di due campioni del calcio: Sandro e Ferruccio) capitano carismatico, leader naturale, capace di trascinare i compagni con classe e grinta. Quando Mazzola si rimboccava le maniche, spesso era il segnale che il Torino stava per cambiare marcia.
simbolo della città di Torino e della squadra del Toro
Un dominio senza precedenti
Tra il 1942 e il 1949, il Torino vinse 5 scudetti consecutivi (di cui uno assegnato postumo), dominando il campionato in maniera quasi imbarazzante per gli avversari.
Curiosità: Il quarto d'ora granata. Spesso il Toro controllava la partita schierandosi in difesa poi, improvvisamente, dalla tribuna dove si trovava il ferroviere Oreste Bolmida, partivano tre squilli di tromba. Da quel momento partiva il quarto d'ora granata: Valentino Mazzola si rimboccava le maniche, dando il segnale del cambiamento, e la squadra si portava all'attacco e segnava numerosi gol (in media 3 a partita).
Curiosità: in alcune partite la Nazionale italiana scese in campo con 10 giocatori del Torino su 11. Il solo “intruso” era il portiere, spesso di un altro club.
Nel campionato 1947-48 il Torino segnò 125 gol in 40 partite, una media di oltre 3 gol a partita, numeri che ancora oggi fanno impressione.
cornetta in ottone, quella dei famosi squilli, 1945-1949
Il Filadelfia, un tempio del calcio
una parte della tribuna d'onore nello stadio Filadelfia ritrovata fortuitamente nella cantina di una scuola
Lo stadio Filadelfia non era solo un campo di gioco, ma un vero e proprio santuario. Qui il Grande Torino costruì la sua leggenda, sostenuto da un pubblico che viveva la squadra come una famiglia.
Lo Stadio Filadelfia, progettato dall'architetto Vittorio Ballatore di Rosana e dall'ingegner Miro Gamba, diventò la storica "casa" del Torino, fu inaugurato il 17 ottobre 1926. Fortemente voluto dal presidente Enrico Marone di Cinzano, fu costruito in soli cinque mesi per dare alla squadra un tempio che ne riflettesse le ambizioni crescenti.
Il Promotore del progetto fu il Conte Enrico Marone di Cinzano che fondò la Società Civile Campo Torino per finanziare e realizzare l'opera.
L'inaugurazione fu particolarmente fortunata perchè il Toro vinse per 4-0 contro la Fortitudo Roma, alla presenza di 15.000 spettatori e del principe ereditario Umberto. Qui la squadra rimase imbattuta per ben 100 partite dal 1943 al 1949.
armadietto del vecchio Filadelfia
pallone dell'epoca
Il “Fila” era temuto dagli avversari: vincere lì era quasi impossibile.
Oggi il Filadelfia è il centro sportivo e di allenamento del Torino FC, rinato dopo anni di abbandono grazie a una completa ricostruzione inaugurata il 25 maggio 2017.
Curiosità: si racconta che durante gli allenamenti la gente si arrampicasse sui muri pur di vedere Mazzola e compagni giocare. Gli allenamenti diventavano eventi pubblici.
Uomini prima che campioni
Una delle caratteristiche più affascinanti del Grande Torino era il forte legame umano tra i giocatori. Erano
amici fuori dal campo, uniti da un senso di appartenenza raro.
Curiosità: molti giocatori abitavano nello stesso quartiere e si muovevano insieme, spesso in bicicletta, per andare agli allenamenti.
Questa unità si rifletteva in campo, rendendo la squadra quasi telepatica nei movimenti.
Superga: la tragedia che fermò il tempo
«Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga.»
(Cinegiornale "Settimana Incom")
modellino del trimotore Fiat guidato da un pilota esperto
una delle ruote dell'aereo
Il 4 maggio 1949 il Torino tornava da Lisbona, dove aveva disputato un’amichevole in onore del capitano del Benfica. L’aereo si schiantò contro la collina di Superga a causa di una fitta nebbia e del mal funzionamento dell'altimetro, morirono tutti i giocatori, lo staff, i giornalisti e l’equipaggio, in tutto 31 persone. I nomi dei giocatori scomparsi vengono letti solennemente dal capitano della squadra attuale in una cerimonia che si ripete ogni anno il 4 maggio:
- Valerio Bacigalupo (Portiere)
- Aldo Ballarin (Difensore)
- Dino Ballarin (Portiere)
- Émile Bongiorni (Attaccante)
- Eusebio Castigliano (Mediano)
- Rubens Fadini (Centrocampista)
- Guglielmo Gabetto (Attaccante)
- Ruggero Grava (Attaccante)
- Giuseppe Grezar (Mediano)
- Ezio Loik (Mezzala)
- Virgilio Maroso (Difensore)
- Danilo Martelli (Mediano/Interno)
- Valentino Mazzola (Attaccante e Capitano)
- Romeo Menti (Attaccante)
- Piero Operto (Difensore)
- Franco Ossola (Attaccante)
- Mario Rigamonti (Difensore)
- Julius Schubert (Mezzala)
punto della collina, m 672 s.l.m., dove si è schiantato l'aereo, si trova dietro la Basilica di Superga eretta da casa Savoia per aver vinto una guerra contro i francesi
Curiosità struggente: l’unico membro della squadra a salvarsi fu Sauro Tomà, rimasto a casa per infortunio.
L’Italia intera si fermò. Ai funerali parteciparono oltre 500.000 persone. Il campionato fu assegnato al Torino, che schierò nelle ultime partite la squadra Primavera, per onorare la memoria dei campioni.
Un’eredità eterna
Il Grande Torino non è solo una squadra del passato: è un patrimonio del calcio mondiale. Ha influenzato tattica, mentalità e cultura sportiva.
Ancora oggi:
Il 4 maggio il Torino, insieme a molti tifosi, sale a Superga
Il nome di Valentino Mazzola è inciso nella storia
Il Filadelfia resta un luogo sacro per i tifosi
Curiosità: il Real Madrid, colpito dalla tragedia, invitò il Torino a giocare il Trofeo Bernabéu negli anni successivi come omaggio eterno alla squadra scomparsa.
Un'altra tragedia: Gigi Meroni
Gigi Meroni
foto pubblico dominio
Una sala del museo è dedicata a Gigi Merone ed alla sua triste storia.
Luigi “Gigi” Meroni, soprannominato la "Farfalla Granata", è stato il simbolo del Torino degli anni '60 e uno dei calciatori più iconici del calcio italiano.
Nato a Como nel 1943, arrivò al Toro nel 1964 diventando subito l'idolo dei tifosi grazie al suo talento innato, ai suoi dribbling imprevedibili e al suo stile di vita anticonformista: portava i capelli lunghi, la barba, dipingeva quadri e girava per Torino con una gallina al guinzaglio.
serie A 1963-64, Genoa-Milan, Meroni e il portiere Balzarini del Milan
foto di autore sconosciuto
La sua carriera e la sua vita si interruppero tragicamente il 15 ottobre 1967, a soli 24 anni, quando fu investito da un'auto a Torino proprio davanti allo stadio Comunale. Ironia della sorte, alla guida della vettura c'era il giovane Attilio Romero, che anni dopo sarebbe diventato presidente del Torino.
la mitica Fiat 508 Balilla, di Meroni
Altri record del Grande Torino
La squadra rimase imbattuta per ben 100 partite dal 1943 al 1949.
E' stata la prima squadra di calcio a sponsorizzare un prodotto e a regalare piccoli gadgets.
Film sul Grande Torino
- Gli undici moschettieri: film documentario del 1952, regia di Ennio De Concini e Fausto Saraceni;
- Ora e per sempre: film drammatico del 2005, regia di Vincenzo Verdecchi;
- Il Grande Torino: miniserie TV del 2005, regia di Claudio Bonivento;
- Benfica-Torino 4-3: film documentario del 2012, regia di Andrea Ragusa e Nuno Figueiredo.
I libri sono numerosissimi, noi consigliamo quello del museo:
Eterna leggenda Storie e memorie Granata, dalle collezioni del Museo del Grande Torino a cura di Mirko Ballotta, Paolo Battaglia, Domenico Beccaria, GianpaoloMuliari. AnniversaryBooks
Ringraziamenti
Un sentito grazie a tutto lo staff dei volontari del museo che nella visita guidata hanno reso viva una squadra indimenticabile. Molte delle notizie di questo post sono frutto del loro appassionato racconto.
Museo del Grande Torino e della leggenda Granata · Via G.B. La Salle n. 87 – 10095 Grugliasco TO · Telefono + 39 339 33 70 426 Roberto. Aperto il sabato e la domenica o su appuntamento. Visite guidate. Accettano la tessera musei.
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