l’arte come trama della memoria
dal 22 ottobre 2025 al 28 giugno 2026
Museo di arte orientale MAO (*v.post)
(anteprima nazionale)
Questa mostra è stata una meravigliosa sorpresa perchè ci ha proiettate entro le opere di un'artista visionaria. Non solo quadri da parete, ma incredibili strutture da attraversare, ammirare in ogni direzione quasi toccare. Ci siamo sentite legate... portateci i vostri bambini, li stupirete!
Chiharu Shiota è una delle artiste contemporanee più riconoscibili e influenti della scena internazionale. Nata a Osaka nel 1972 e residente da molti anni a Berlino, Shiota ha costruito un linguaggio artistico originale immediatamente identificabile, fatto di fili intrecciati, oggetti quotidiani e spazi immersivi che trasformano l’esperienza dello spettatore in un confronto diretto con temi universali come la memoria, l’assenza, il corpo e l’identità.
La sua opera non si limita ad essere osservata: si attraversa, si abita, si sente fisicamente. Ed è proprio in questa dimensione esperienziale che risiede la forza del suo lavoro.
Dalle origini in Giappone alla formazione europea
Chiharu Shiota si avvicina all’arte fin da giovane, inizialmente attraverso la pittura.
Studia alla Kyoto Seika University, ma presto si rende conto che la superficie della tela le sta stretta. Il desiderio di andare oltre i confini tradizionali del quadro la spinge a trasferirsi in Europa, dove completa la sua formazione in Germania, prima alla Hochschule für Bildende Künste di Braunschweig e poi a Berlino.
Un passaggio cruciale nella sua crescita artistica è l’incontro con Marina Abramović, sotto la cui guida Shiota esplora la performance e l’uso del corpo come mezzo espressivo. Le prime opere degli anni Novanta sono infatti performance radicali, spesso legate alla resistenza fisica e alla presenza corporea, che gettano le basi concettuali per il suo lavoro successivo.
I fili come linguaggio universale
Quest'opera si trova nell'atrio del museo, e quel che colpisce visivamente è la moltitudine di fili bianchi che pendono da barche stilizzate in metallo. Il tema dell'opera è il dilemma filosofico irrisolto: chi siamo? e dove andiamo? I fili rappresentano in positivo le relazioni persona-ambiente, ed in negativo l'iper-informazione dei nostri giorni, sembrano dire che troppe informazioni equivalgono a nessuna informazione e a confusione.
Alla fine degli anni Novanta Shiota abbandona progressivamente la performance per concentrarsi sulle installazioni, il medium che la renderà celebre. I fili intrecciati, prevalentemente rossi e neri, diventano la sua cifra stilistica. Non sono semplici elementi formali, ma metafore visive: il rosso richiama il sangue, la vita, le relazioni umane; il nero evoca l’assenza, l’ignoto, la morte.
All’interno di queste ragnatele monumentali compaiono spesso oggetti quotidiani – scarpe, chiavi, sedie, letti, valigie – carichi di memoria e di storie invisibili. Oggetti che parlano di chi li ha usati, di chi li ha persi, di chi non c’è più. L’artista non racconta storie individuali, ma costruisce spazi in cui ogni visitatore può proiettare la propria.
Corpo, malattia e consapevolezza della finitezza
Nel 2005 Chiharu Shiota affronta una grave malattia, un’esperienza che segna profondamente la sua visione artistica e personale. Da quel momento il tema della mortalità diventa centrale nel suo lavoro, non in chiave cupa o nichilista, ma come riflessione sulla fragilità dell’esistenza e sull’urgenza di lasciare tracce.
"La nostra prima pelle è quella umana. I vestiti sono la seconda. Se è così, la terza pelle non è forse lo spazio in cui viviamo, i muri, le porte, le finestre che circondano il corpo?"Chiharu Shiota
Il corpo, anche quando non è fisicamente presente, resta un punto di riferimento costante: è evocato dagli spazi vuoti, dagli abiti, dai letti sospesi, dalle strutture che sembrano respirare insieme allo spettatore.
Il riconoscimento internazionale e la Biennale di Venezia
La consacrazione internazionale arriva con numerose mostre in musei e istituzioni di primo piano in Europa, Asia e America. Un momento particolarmente significativo è la partecipazione alla 56ª Biennale di Venezia nel 2015, dove rappresenta il Giappone con l’installazione The Key in the Hand.
L’opera, composta da migliaia di chiavi sospese da fili rossi sopra due barche, diventa una delle immagini più iconiche di quell’edizione, conquistando pubblico e critica.
Da allora, Shiota continua a esporre regolarmente nei principali musei del mondo, mantenendo una coerenza poetica rara nel panorama dell’arte contemporanea.
Un’arte che connette
Chiharu Shiota non propone risposte, ma costruisce domande. Le sue installazioni parlano di connessione in un’epoca di distanza, di memoria in un tempo che tende a dimenticare, di identità in un mondo frammentato. I suoi fili non imprigionano: uniscono, legano, mettono in relazione.
Nel panorama artistico globale, Shiota occupa uno spazio singolare: quello di un’artista capace di trasformare materiali semplici in esperienze profonde, intime e collettive allo stesso tempo. Un’arte silenziosa ma potente, che continua a tessere legami invisibili tra le persone, le storie e i luoghi.
Un consiglio: se potete non andate a vedere la mostra nei giorni festivi, vi eviterete lunghe file














vista a Milano "The Moment the Snow Melts" nell'Agorà del Mudec- molto bella
RispondiEliminami piace il MAO , penso che ndrò a visitare questa mostra
RispondiEliminamolto interessante
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